12 Febbraio 2024: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

per una maggior comprensione di quanto leggeremo oggi, iniziamo con un brano del Vangelo di san Luca (19,41-44): “(Gesù) quando fu vicino, alla vista della città (Gerusalemme), pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi…e non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». L’evangelista narra questo episodio che possiamo comparare al brano del profeta Geremia citato dal de Sales: “Mi hanno abbandonato, io che sono la sorgente di acqua viva e si sono scavate delle cisterne che non tengono, piene di crepe e che non possono contenere l’acqua” (Cfr. Ger 2,13). Gesù pianse su Gerusalemme profetizzandone la distruzione (70 d.C.); Geremia, interpretando il pensiero di Dio, si lamenta del popolo d’Israele che lo ha abbandonato. Ed ecco il commento che fa l’Autore: “Pensa, Teotimo, ti prego, come l’amante divino esprima delicatamente la nobiltà e la generosità della sua gelosia…come se dicesse: non mi lamento perché mi hanno abbandonato…ma rimpiango la loro disgrazia”. Quando l’uomo, avvalendosi del libero arbitrio, abbandona la strada di Dio, Egli non glielo impedisce, ma non può fare a meno di “rattristarsi” in quanto sa che questo abbandono porterà le sue creature alla rovina. E come una sorgente non smetterà di produrre acqua anche se nessuno viene ad attingerne, così Dio non smette di amare l’uomo, sopporta il suo allontanamento e, similmente al Padre della parabola (Cfr. Lc 15,11-24), aspetta che il figlio degenere torni sui suoi passi: “E’ dunque per amor nostro che vuole che lo amiamo, perché non possiamo smettere di amarlo senza iniziare a perderci, e tutto l’affetto che gli togliamo, lo perdiamo”. Intendiamoci, non perdiamo l’amore di Dio, perdiamo il nostro. Citando ancora una volta il Cantico dei Cantici (8,6), l’Autore dice che la sposa “aveva il cuore colmo d’amore per il suo Amante che…non si accontenta, ma, per una santa diffidenza, vuole anche essere posto sul cuore che gli appartiene e apporvi il suo sigillo”. Noi, attraverso il Battesimo, siamo stati “marchiati” da Dio che riversa su di noi tutta la sua immensa bontà e gelosia pur lasciandoci liberi di “distrarci” da questo amore. In una delle tante biografie di santa Caterina da Siena, si dice che ella si sentì profondamente in colpa per essersi, un giorno, involontariamente distratta durante la preghiera. E a noi, chissà quante volte capita di avere distrazioni ben più grandi e meno involontarie…!

Preghiamo

Perdona, Signore, i nostri momenti di debolezza, i nostri tentennamenti, le nostre distrazioni e rendici forti e saldi nell’amore, sempre aperti alla tua volontà. Amen

Pensiamo oggi ai santi martiri di Abitene (primissimi anni del IV secolo) che la liturgia odierna ricorda: non ebbero timore di offrire la loro vita per non rinunciare alla celebrazione dell’Eucarestia domenicale. A coloro che glielo volevano impedire risposero: “Sine dominico non possumus” cioè “Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore”. Buona giornata,

PG&PGR