11 Aprile 2024: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

oggi diamo inizio ad un nuovo capitolo, il nono dell’undicesimo libro, al quale Francesco di Sales dà questo titolo: “Le virtù traggono la loro perfezione dall’amore divino”, partendo dall’affermazione paolina: “La carità è il vincolo della perfezione” (Cfr. Col 3,14) e commentando: “poiché in essa (la carità) e per mezzo di essa si attuano e sono raccolte tutte le perfezioni dell’anima e senza di essa non soltanto non si potrebbe avere la somma delle virtù, ma non si può avere nemmeno la perfezione di una sola virtù”.

Non si può certo negare che il sostantivo “perfezione” ci spaventa sempre un bel po’; chi di noi può dirsi perfetto? Nemmeno i grandi santi lo sono stati. Ma qui si parla di una perfezione commisurata alle possibilità umane e all’impegno personale. Dio non ci chiede mai l’impossibile! Ci chiede semplicemente di fare del nostro meglio. Se vogliamo che l’edificio delle virtù sia ben saldo, dobbiamo usare cemento e calce, dice il Salesio; così come il corpo, per non essere flaccido,  ha bisogno di nervi, muscoli e tendini. Ebbene, la carità è il cemento, forse a volte troppo “magro” e i muscoli del corpo troppo rilassati… Abbiamo, dunque, bisogno di imparare ad essere dei bravi costruttori e dei buoni atleti. Ma come si fa? Il Signore lega questo “apprendistato” della carità all’osservanza dei Comandamenti e l’evangelista Giovanni, nel capitolo 14, riporta le parole stesse del Salvatore a tale proposito (vv.21-24); inoltre, nella Prima lettera dice esplicitamente: «Chi osserva i comandamenti di Dio, la carità di Dio è perfetta in lui (2,5)»; e ancora nella stessa lettera: «Questa è la carità di Dio, che osserviamo i suoi comandamenti» (5,3). Dunque, la prima lezione per un buon apprendistato della carità consiste nel mettere in pratica l’insegnamento che ci viene dai Comandamenti. L’Autore fa questa osservazione: Ora, chi avesse tutte le virtù, osserverebbe tutti i comandamenti; poiché, chi avesse la virtù della religione, osserverebbe i tre primi comandamenti; chi avesse la pietà, osserverebbe il quarto; chi avesse la mansuetudine e la benignità, osserverebbe il quinto; con la castità si osserverebbe il sesto; con la liberalità si eviterebbe di violare il settimo; per mezzo della verità si praticherebbe l’ottavo; con la parsimonia e la pudicizia si osserverebbero il nono ed il decimo. Se senza la carità non si possono osservare i comandamenti, a più forte ragione non si potranno avere senza di essa tutte le virtù.”  Questo ci spaventa? Ci scoraggia? Ci fa essere rinunciatari? Proviamo a fidarci maggiormente dello Spirito Santo…

Preghiamo

Donaci, Padre misericordioso, di rendere presente in ogni momento della vita la fecondità della Pasqua, che si attua nei tuoi misteri. Amen

Ed oggi, fidandoci delle parole di Gesù che ci invita ad imparare il “mestiere” della carità, un piccolo sforzo in più per essere dei buoni apprendisti. Buona giornata,

PG&PGR