
Carissimi,
strano a dirsi, ma questo secondo tipo di avarizia, può trovare alloggio anche nella vita spirituale. Dice infatti Francesco di Sales: “Ci sono delle persone spirituali che possiedono quello che hanno con tanto attaccamento, e che provano tanto piacere nel vedere e guardare ciò che fanno, da commettere una sorta di idolatria, costruendosi tanti idoli quante sono le azioni che essi adorano”. E’ questa una forma pericolosa di auto-compiacimento che porta a considerare se stessi migliori degli altri e che sfocia inesorabilmente nel giudizio, spesso temerario. Il fariseo, nella parabola narrata da san Luca (18,9-14), non solo si compiace e si vanta della sua osservanza della Legge, ma giudica con disprezzo il pubblicano che, umilmente, chiedeva perdono per i propri peccati. Ciò che spesso viene a mancare nella vita del cristiano è l’umiltà di sapersi riconoscere peccatore e questo fa perdere di vista il bisogno di chiedere perdono. Si pensa: dopo tutto cosa faccio di male, dimenticando di chiedersi: cosa faccio di bene… Questo è un tranello del maligno… Se il Signore ci ha concesso dei beni, anche spirituali, conserviamoli con cura senza però diventarne gelosi e farne strumento di auto-esaltazione dimenticando di condividerli con gli altri. Tanto l’avarizia materiale che quella spirituale, ci rendono schiavi di noi stessi. Giuda, prosegue il Salesio, era avaro e la sua avarizia lo porta anche ad essere ladro, come attesta l’evangelista Giovanni (12,6); inoltre era “avaro” e geloso della sua posizione di apostolo e delle sue convinzioni. Infatti, alcuni Padri, dicono che Giuda, vendendo Nostro Signore, non pensasse di consegnarlo alla morte ed era convinto che Egli avrebbe operato un miracolo per liberarsi dalle mani di chi lo accusava, scampando così alla morte. Francesco non è di questo avviso: “E’ un dato certo che Giuda è responsabile della più grande perfidia e del più grande tradimento che si possa immaginare, e non è minimamente scusabile”. L’avarizia, soprattutto quella che riguarda i propri convincimenti, ha spesso portato anche uomini di chiesa a compiere grandi ingiustizie. Ne era ben cosciente i grande papa san Giovanni Paolo II, quando il 12 marzo 2000, durante la “Giornata del Perdono”, chiese pubblicamente perdono per i peccati di “tanti figli della Chiesa”, un atto di umiltà che non ha precedenti nella storia.
Oggi ricorre, anche se in forma facoltativa, la memoria dei santi medici Cosma e Damiano, martiri.
Preghiamo:
Ti glorifichi la Chiesa, Signore, nel santo ricordo dei martiri Cosma e Damiano; tu che hai dato loro la corona della gloria, nella tua provvidenza concedi a noi il conforto della loro protezione. Amen
Pensiamo a tanti nostri fratelli e sorelle che soffrono nel corpo e nello spirito e affidiamoli all’intercessione dei santi medici.
Buona giornata e buona domenica,
PG&PGR