28 Settembre 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

questo lungo discorso di Francesco di Sales sulle conseguenze dell’avarizia, non poteva non coinvolgere anche la vita religiosa e sacerdotale: “Essere avaro nella vita religiosa e apostolica vuol dire essere come Giuda, ed è il più grave difetto che si possa riscontrare in un ecclesiastico ed in un Religioso”. Parole molto forti e severe e crediamo di non essere in errore pensando che l’Oratore non si riferisca soltanto all’avarizia materiale, ma anche a quella spirituale di chi, pur essendo impegnato nell’apostolato, non si rende disponibile alle opere che il ministero esige, per salvaguardare il proprio benessere, la propria libertà che spesso possono rischiare di trasformarsi in ozio. La nostra vocazione religiosa e sacerdotale ci chiede di farci tutto a tutti. Il nostro santo ci è sempre di esempio avendo risposto, come san Paolo (Cfr. 1 Co 9,19-22), pienamente alla sua vocazione senza risparmiarsi durante la sua missione nello Chablais, mettendo più volte a repentaglio la propria vita e neanche durante il suo servizio episcopale, nell’ordinarietà della pastorale diocesana e nelle faticose visite pastorali (cinque, secondo i biografi) alle 450 parrocchie della sua Diocesi, sparse tra le vallate e le montagne dell’Alta Savoia. Torniamo al testo: il de Sales sottolinea come l’Apostolato, istituito dallo stesso Gesù, nonostante l’abbandono e la fine di Giuda, dovesse continuare secondo il numero da Lui stabilito (Cfr. Lc 6,12-16; Mc 3,13-19); erano dodici le tribù dell’Antico Israele e dodici dovevano essere i “capostipiti” del Nuovo Israele, cioè la Chiesa. A tale proposito contesta con forza l’errore degli Ugonotti (Calvinisti) che sostenevano che l’Apostolato fosse finito con la morte degli Apostoli: “Questa è una falsità grossolana, visto che, benché gli Apostoli siano morti, non lo è l’Apostolato, poiché, san Pietro, gli altri Apostoli e i Discepoli, riuniti in assemblea, ne scelsero uno per succedere a Giuda: l’eletto – prosegue – ne poteva scegliere un altro (suo successore), e questi un altro ancora e così di seguito; per cui l’Apostolato è giunto fino a noi e durerà fino alla fine del mondo”. Questa è quella che ancora oggi chiamiamo Successione Apostolica.

Oggi preghiamo in modo particolare per papa Leone, per i Vescovi, per i sacerdoti loro collaboratori e per tutti coloro che svolgono un ministero nella Chiesa:

Dio onnipotente ed eterno, mediante il cui Spirito tutto il corpo della Chiesa è santificato e governato, ascolta la preghiera che ti rivolgiamo per il papa Leone, per tutti i nostri Vescovi, i sacerdoti, i diaconi e tutti coloro che svolgono un ministero: fa’ che per il dono della tua grazia, ti servano sempre con fedeltà apostolica. Amen

Non dimentichiamo che ogni apostolato ha bisogno di fedeli attenti e disponibili…

Buona giornata,

PG&PGR