Carissimi,
ecco l’altra similitudine che Francesco di Sales introduce prendendo spunto dalla polemica con i Calvinisti particolarmente espressa nella sua prima opera “La difesa dello stendardo della santa Croce”. “I poeti fiabeschi (così chiama ironicamente i ministri calvinisti), dicevano, per uno strano motivo, che era cosa incivile parlare della spugna” riferendosi alla spugna che fu usata per alleviare la sete di Cristo sulla croce (Gv 19,28-29). Prosegue: “Ma, senza dubbio, dopo che i giudei la presentarono a Nostro Signore, allorché durante la Passione, disse di avere sete e la spugna toccò le labbra del divin Salvatore, essa fu canonizzata”. Per questo, nella tradizione popolare, divenne una cosa sacra. Proviamo a spiegare meglio e, comunque, non vi affannate a cercare dove questa spugna si conservi: non esiste una reliquia ufficiale del genere. Francesco, come abbiamo letto, però, non ha difficoltà a “canonizzarla”. Probabilmente egli la pone insieme ai tanti oggetti che hanno toccato il corpo di Gesù ritenuti “sacri” e “miracolosi”. Pensiamo all’episodio evangelico dell’emorroissa, la donna che soffriva da anni di perdite di sangue e che guarisce dal suo male toccando la veste di Gesù (Cfr. Mt 9,20-22); pensiamo a quel pezzo della sua tunica conservato e venerato nel Duomo di Treviri, in Germania e, soprattutto, pensiamo alla Sacra Sindone conservata nel Duomo di Torino. Ma la spugna marina, chiederete voi, cosa c’entra col mistero dell’Incarnazione? Risposta del Salesio: “Immaginate una grande spugna nata nel mare e che non sia mai servita ad alcuna creatura…in tutte le sue parti c’è acqua; il mare si trova sotto e sopra e non c’è la più piccola parte che non sia imbevuta; tuttavia la spugna non perde la sua natura e nemmeno il mare la sua”. Forse, vedendo l’espressione interrogativa sui tanti volti del suo uditorio, incalza: “Ma fate bene attenzione a questo: benché il mare si trovi in tutte le parti della spugna, questa non occupa tutto il mare perché esso è grande e vasto e non può essere compreso dalla spugna”. Ancora interrogativi sui volti… e allora spiega come questa similitudine rappresenti l’unione della natura umana con quella divina: “La spugna raffigura la santa umanità del nostro Salvatore, e il mare la sua Divinità, la quale ha talmente imbevuto l’umanità che non esiste una sia più piccola parte del corpo o dell’anima di Nostro Signore che non sia stata riempita della sua Divinità senza che per questo la natura umana abbia smesso di essere quello che era”. Dunque, concludendo questa sezione, Francesco chiede: che cos’è l’Incarnazione? E dà lui stesso la risposta: “E’ un’unione della natura umana con quella Divina, una congiunzione della Divinità con l’umanità…l’uomo è fatto Dio e Dio è fatto uomo…”. E questo mistero ci riguarda molto da vicino.
Preghiamo
Dio creatore e redentore, che hai rinnovato il mondo nel tuo Verbo, fatto uomo nel grembo di una Madre sempre vergine, concedi che il tuo unico Figlio, primogenito di una moltitudine di fratelli, ci unisca a sé in comunione di vita. Amen
Cristo si è fatto come noi per la nostra salvezza e ci invita, nonostante la nostra debolezza, ad essere come lui. Pensiamoci, oggi.
Buona giornata,
PG&PGR