18 Febbraio 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

oggi, con l’austero segno della cenere, iniziamo la Quaresima, ed è giorno di astinenza e di digiuno. La Chiesa, ricordando i quaranta giorni passati da Gesù nel deserto, prima di iniziare la sua predicazione, ci chiede questo piccolo sacrificio per preparaci meglio a vivere questo “Tempo di Grazia” che ci separa dagli eventi pasquali. E riprendendo il discorso di ieri cediamo la parola a Francesco di Sales che si ferma a fare questa considerazione: “Nostro Signore, vedendo la moltitudine che l’aveva sempre seguito sulla montagna e nel deserto in un cammino aspro e scabroso, ne ebbe compassione e provvide alle sue necessità”.

L’episodio evangelico di cui parla l’Oratore è la seconda moltiplicazione dei pani e dei pesci narrata solo dagli evangelisti Matteo (15, 32-38) e Marco (8,1-9). Il termine che ricorre in tutti e due i testi è “compassione”: Il Signore Gesù, vedendo tutta quella folla «ne ebbe compassione», e intervenne con quel prodigio. Egli non chiude mai gli occhi di fronte alle necessità di coloro che lo seguono, ma, puntualizza il Nostro: “Se vogliamo che Nostro Signore abbia cura di noi, dobbiamo seguirlo tra le croci e le spine”. Egli si riferisce, in modo particolare, a quelle due suore che, in quell’occasione, vestivano l’abito religioso, ma questo non ci impedisce di allargare il suo pensiero a tutti coloro, religiose/i e non, che hanno il coraggio e la costanza di rinunciare a se stessi, di accogliere le croci quotidiane e seguirlo (Cfr. Mt 16,24). Pensiamo a quei tanti genitori che devono affrontare grossi sacrifici, tante volte anche economici, per curare un figlio ammalato, o che si trovano a far fronte a qualche “dipendenza” di un figlio. Dio non abbandona mai nessuno; ci chiede solo di essere fedeli e di “camminare dietro a lui, nella sofferenza come nella consolazione” e ci preparerà una festa in Cielo “poiché in questa vita bisogna seguirlo nella sofferenza e in mezzo alle tentazioni”. Ma tante volte, lo abbiamo già detto, ci si accontenta di essere dei cristiani “mediocri”: “La gente del mondo pensa che quando evita i grossi peccati ha fatto abbastanza”. Molti pensano: ma in fondo che peccati faccio? Non uccido, non rubo, non bestemmio, non tradisco il coniuge! Ma la sequela del Cristo non si limita a quattro Comandamenti, non esclude gli altri sei e, soprattutto il Comandamento dell’amore: Amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi. Francesco conclude questa breve Esortazione dicendo: “Bisogna essere molto attenti a non lasciare nulla nella nostra anima che la possa contaminare e imbruttire, perché lo Sposo celeste è così geloso del nostro cuore che non tollera che lo possieda cosa alcuna al di fuori di lui”. Ci sembra che questo possa essere un buon impegno per vivere la Quaresima.

Preghiamo con le parole della Liturgia odierna

O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Amen

Oggi, insieme all’astinenza e al digiuno, non potremmo mettere anche qualche gesto di carità fraterna?

Buona giornata e buon cammino quaresimale.

PG&PGR