Carissimi,
25 marzo 1621, Solennità dell’Annunciazione e altre due Visitandine pronunciano i loro voti. Francesco di Sales inizia questa Esortazione citando due versetti del Cantico dei Cantici (1,2-3): «Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome per questo le giovinette ti amano». I Padri, dice il Nostro, affermano che quel bacio che la sposa desidera “non è altro che l’attuazione del mistero dell’Incarnazione di Nostro Signore, bacio tanto atteso e desiderato, per un lunghissimo periodo di anni, da tutte le anime che meritano il nome di amanti”.
Questa lunga schiera inizia con la prima “velata profezia (Gen 3,15), ma più chiaramente in quella di Isaia (7,14) il quale annuncia che «una vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quel bacio, prosegue il de Sales “fu concesso a quella santa Amante, la Madonna, che merita il titolo di Sposa e di Amante per eccellenza, al di sopra di tutte le altre”. Dunque, il bacio di cui parla il Cantico raffigura l’unione del Verbo eterno con la natura umana nel grembo della Vergine Maria. E’ bello pensare come il bacio, un gesto umano carico di amore e di trasporto, sia stato il segno dell’amore di Dio per l’umanità e, al contempo, attraverso Maria, un segno di amore dell’umanità verso Dio. Il vino che rallegra e fortifica il cuore, aggiunge l’Oratore, citando san Bernardo, “raffigura le gioie e le allegrezze terrene. Ma gli amori di Nostro Signore, al di sopra di tutti i piaceri terreni, hanno una forza incomparabile…per rigenerare il cuore umano…e nulla ha la capacità di dargli una gioia completa al di fuori del solo amore di Dio”. L’uomo è un essere insaziabile, più ha e più desidera avere, ma questo desiderio, invece di guardare verso il Cielo, si limita alle cose della terra. L’esempio che il Salesio porta, è quello di Alessandro il Grande, il re macedone che, dopo aver conquistato tutto ciò che, all’epoca, c’era da conquistare, si dispera e piange in quanto un filosofo, un po’ matto e un po’ chiaroveggente gli aveva detto che esistevano altri mondi che egli non aveva ancora conquistato. Non erano altri mondi, ma la parte di questo pianeta che non era ancora conosciuta. E’ ciò che Giovanni Pascoli ha descritto nell’ode Alexandros. Pazzo il filosofo e, non di meno, Alessandro. Ma oggi, i cosiddetti grandi della terra, non sono forse altrettanto folli nei loro desideri?
Le preghiere conclusive, in questo tempo di Quaresima, saranno sempre quelle previste dalla liturgia del giorno, tranne alcune eccezioni. Preghiamo
Ispira le nostre azioni, o Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostra attività abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento. Amen
Oggi possiamo diventare “grandi” anche noi…non certo agli occhi del mondo, ma a quelli di Dio.
Buona giornata,
PG&PGR