Carissimi,
tra i tanti disordini di Agostino, dice Francesco di Sales, probabilmente non mancavano l’ubriachezza e la gola anche se, ammette, non aveva trovato nulla che lo accusasse di questi ulteriori vizi. Ma ci fa presente che sua madre, santa Monica (è lo stesso Agostino che lo rivela nelle Confessioni), in età giovanile “aveva avuto questo vizio, ed avrebbe continuato ad ubriacarsi molto spesso, se una brava donna, la sua governante, quand’era giovane, non l’avesse guarita”.
E’ perciò credibile che Agostino avesse ereditato questa inclinazione verso il vino, come sua madre. Ma, aggiunge il de Sales, c’è anche un’altra ragione che è forse la più probabile: “Essendo Agostino soggetto al peccato della carne, lo era anche a quello dell’ubriachezza e della gola; infatti, questi due peccati non vanno quasi mai uno senza l’altro, e chi si lascia andare ad uno, difficilmente riesce a non scivolare nell’altro”. Povero Agostino, era proprio messo male, donnaiolo e forse anche ubriacone e goloso! Ma Dio aveva rivolto il suo sguardo misericordioso proprio su di lui, Non c’è da meravigliarsi se pensiamo alla conversione di Maria Maddalena, di san Matteo e di Zaccheo. Prosegue il Nostro: “Lo Spirito Santo gli ispira la purificazione per operare una conversione totale e, dopo averlo esortato ad allontanarsi dal peccato, lo invita non soltanto a spogliarsi dei suoi abiti, ma anche a rivestirsi degli abiti e delle abitudini di Gesù Cristo”. Cosa significa questa espressione? Fare ciò che san Paolo dice in diverse lettere: ai Romani (13,12), agli Efesini (4,22-24) ed ai Colossesi (8,9-10); lasciare, dunque, il male per rivestirsi del bene e l’Oratore sollecita: “Svestitevi della gola e rivestitevi di sobrietà, facendovi austeri; svestitevi della sensualità, abbandonate i vostri letti viziosi, rivestitevi della castità e pregate senza sosta”. Questo svestirsi e rivestirsi riguarda, soprattutto, la sfera personale, perciò una sorta di metamorfosi che abbandona la vecchia pelle, ormai consunta e sporca, e la sostituisce con una nuova che rinnova non solo l’animo, ma anche l’aria che respiriamo. Ma qui interviene anche una dimensione comunitaria che ci chiede di svestirci delle contese, delle invidie e delle arrabbiature per rivestirci “della dolcezza e della bonomia”. Avviandosi a concludere questa sezione, Francesco aggiunge: “Per mezzo delle virtù opposte ai nostri vizi conosceremo le abitudini dell’uomo e quelle di Nostro Signore, quelle delle quali ci dobbiamo spogliare e quelle che dobbiamo indossare”. Proviamo dunque a dare uno sguardo al nostro…guardaroba.
Preghiamo
Dio fedele e misericordioso, questo tempo di penitenza e di preghiera disponga i cuori dei tuoi fedeli ad accogliere degnamente il mistero pasquale e a proclamare il lieto annuncio della tua salvezza. Amen
Abbiamo guardato nel nostro guardaroba? Senz’altro vi avremo trovato qualcosa di vecchio…Rinnoviamolo senza indugiare troppo.
Buona giornata,
PG&PGR