14 Maggio 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

dopo averci lasciato la facoltà di scegliere sull’essere portati dal Signore, o di portarlo, Francesco di Sales ci fa conoscere la sua opinione: “Il grande sant’Ignazio (o Marziale o qualcun altro), fu beato nell’essere portato in braccio dal Salvatore, e così di non camminare con i propri piedi, ma con quelli di lui…Quanto è beata l’anima che non cammina sui suoi piedi: ossia, che non si regola più secondo i propri affetti e i propri pensieri, e nemmeno secondo i propri umori e le proprie inclinazioni!”. Imparare a camminare con i propri piedi e con le proprie gambe, nell’accezione comune, è certamente indice di maturità, ma se non si è imparato a “camminare” bene si rischia di “cadere e farsi male”. Da un punto di vista spirituale il modo migliore per imparare a camminare è quello di farlo “secondo gli affetti di Dio” che sono racchiusi nei Comandamenti e, in modo particolare, nel comandamento dell’amore: Amerai il tuo Dio con tutto il tuo cuore e il tuo prossimo come te stesso. In più, dice l’Oratore, ci sono altri “affetti di Dio” che possono aiutarci a camminare sulla sua strada: le Beatitudini: “Qui ci sono tutti gli affetti di Dio sui quali dobbiamo camminare, seguendo non soltanto i suoi precetti, ma anche le sue intenzioni il più vicino che ci sarà possibile”. A questo punto potremmo farci una domanda: è più impegnativo seguire i Comandamenti o le Beatitudini? Senz’altro le “Dieci Parole”, cioè i Comandamenti, riflettono la “legge morale naturale”, insita nell’uomo, mentre le Beatitudini invitano a guardare la realtà con altri occhi, diversi da quelli del mondo, con gli occhi di Dio. L’impegno, dunque, è duplice in quanto tanto gli uni, quanto gli altri, sono Parola di Dio. Ma san Simeone, sembra chiedersi Francesco? Anche lui “si sentì beato nel portare il Salvatore tra le braccia”. Anche noi siamo chiamati, come Simeone, Maria e Giuseppe, a portare il Cristo, oltre che per noi stessi, anche per il nostro prossimo imparando e insegnando a sopportare “le fatiche e le sofferenze con amore: ossia quando l’amore che abbiamo per la legge di Dio, ci rende il suo giogo soave e gradito”, ed Egli ci farà cogliere la dolcezza anche tra le amarezze. Dunque, per concludere questa Esortazione, prendiamo la risoluzione di farci portatori dell’amore di Dio lì dove Lui ci chiama.

Oggi ricorre la festa dell’apostolo san Mattia. Preghiamo

O Dio, che hai voluto aggregare san Mattia al collegio degli Apostoli, per sua intercessione concedi a noi, che ci allietiamo per il tuo amore, di essere contati nel numero degli eletti. Amen

Come porteremo oggi il Signore? E come ci lasceremo portare da Lui? Sta ad ognuno di noi dare la risposta.

Buona giornata,

PG&PGR

P.S. Auguri a tutti i Mattia che conosciamo.