Carissimi,
eccoci alla seconda condizione per digiunare bene o, comunque, per fare bene qualche altro “esercizio” quaresimale. Francesco di Sales dice molto chiaramente: “La seconda condizione è di non digiunare per vanità, ma per umiltà; infatti, se il vostro digiuno non è fatto con umiltà, non sarà gradito a Dio”. Oggi, come oggi, tante persone si impongono delle diete: qualcuno per necessità di salute, ma la gran parte lo fa per eliminare qualche chiletto di troppo, accumulato durante l’inverno, in vista delle vacanze in qualche località balneare.
Tutti i grandi Padri del passato, in modo particolare Tommaso, Ambrogio e Agostino sono concordi nell’affermare che la penitenza quaresimale è, innanzi tutto, un atto di umiltà. Lo stesso san Paolo, ci ricorda il Nostro, nella Prima lettera ai Corinti (13,1-13) “elenca le condizioni richieste per prepararsi alla Quaresima… (evidentemente la Quaresima, come tempo liturgico, ancora non esisteva, ma c’erano comunque altre pratiche penitenziali, n.d.r.), digiunare con carità, perché se il vostro digiuno manca di quella sarà vuoto e inutile, in quanto il digiuno, come tutte le altre opere buone, se non è fatto in carità e per carità, non è accetto a Dio”. Ne consegue che qualsiasi opera di bene deve trovare la sua origine e la sua forza nella carità. Sempre sulla linea di Paolo, prosegue: “Anche qualora vi infliggeste ferree discipline, faceste grandi preghiere e meditazioni, se non avete la carità, ciò non sarebbe nulla; anche se doveste soffrire il martirio, senza la carità il vostro martirio non varrebbe nulla e non sarebbe meritorio agli occhi della divina Maestà…”. Le opere di carità, proprio perché portano questo nome, non possono esulare dalla carità stessa. L’umiltà e la carità, sottolinea ancora il Nostro, sono legate così intimamente che l’una non può essere autentica se non è sostenuta dall’altra. Egli, sempre attento al farsi ben comprendere dall’uditorio che, come sappiamo era composto anche di gente semplice, pone una domanda e subito dà anche la risposta: “Ma cosa vuol dire, digiunare per umiltà? Vuol dire non digiunare per vanità” e cioè per farsi vedere ed essere lodati dagli altri. Voi tutti senz’altro ricorderete il brano del Vangelo che si legge il Mercoledì delle Ceneri dove il Signore Gesù invita a pregare, a digiunare e a compiere le altre opere di carità in segreto, senza mettersi in mostra (Cfr. Mt 6,1-6.16-18). Spesso, aggiunge l’Oratore, la vanità trova una forte alleata nella nostra volontà, e cioè digiunare o compiere le altre opere quaresimali scegliendo ciò che si deve fare o rinunciando a ciò che non ci piace troppo. Un esempio: chi non ama troppo determinati cibi, non farà certo fatica a privarsene e, magari, non rinuncerà a qualche ora di allegria con gli amici. La causa di questo è frutto di quella “alleanza” tra volontà personale e vanità e, conclude per oggi il de Sales: “Tutto quello che proviene da noi ci sembra migliore e ci è molto più agevole…ma nasce dal grande amore che abbiamo per noi stessi”.
Preghiamo
Liberaci, Signore, dalle nostre vanità e, soprattutto, da quelle che si camuffano da opere buone; rendici schietti, onesti e sinceri con noi stessi aiutandoci a vivere la carità come vuoi tu. Amen
Forse anche noi, talvolta siamo tentati dalla vanità…
Buona giornata,
PG&PGR