30 Ottobre 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

oggi iniziamo a leggere e meditare su una nuova Esortazione di Francesco di Sales: era il 10 marzo 1622, giovedì della quarta settimana di Quaresima e la liturgia del tempo  presentava il testo di Luca 7,11-16 cioè il miracolo della risurrezione del figlio della vedova di Nain. Questa era un piccola città ai piedi dei monti del Piccolo Hermon, a una giornata di cammino da Cafarnao, città che Gesù aveva scelto, ospitato nella casa di Pietro, come dimora. Recandosi in quella città con i suoi discepoli il Signore si imbatte in un corteo funebre e, se volete, rileggete il testo. Francesco fa questa riflessione: “Il miracolo della risurrezione di quel giovane è stato uno dei più grandi operati in Galilea da Nostro Signore; operato di sua iniziativa, spinto solo dalla sua bontà e misericordia”, ponendo l’accento sul fatto che nessuno aveva chiesto il suo intervento. Infatti, in altre occasioni, come la risurrezione di Lazzaro e della figlia di Giairo, il suo intervento era stato sollecitato: nel primo caso dalle sorelle del caro amico di Gesù, nell’altro dal padre della fanciulla. Commenta il Nostro: “Insomma, tutte le risurrezioni riferite dal Vangelo furono richieste da qualcuno. Solo questa fu operata di sua iniziativa…e ciò dimostra come tutte le sue opere di compiono solo per sua bontà”. Ma in questo caso la bontà del Signore non è rivolta solo verso il giovane morto, ma anche verso sua madre che, oltre al dolore per la perdita del figlio, si sarebbe trovata in una condizione di vita spiacevole. Infatti il testo evangelico specifica che quel giovane era figlio unico e la madre vedova e, dunque, era l’unico sostentamento di questa donna; non era cosa rara che donne sole, senza marito e senza figli, per vivere, finissero…sulla strada. L’Oratore pone l’accento sulla bontà di Dio dicendo che “questa ha due mani, per mezzo delle quali compie tutte le azioni: una è la misericordia, l’altra è la giustizia”. L’una non può sussistere senza l’altra ed è come un “binomio” inscindibile in quanto “la misericordia ci fa abbracciare il bene, la giustizia ci fa fuggire il male”. Se questo binomio fosse vissuto, nel mondo odierno, quanto male, quanta cattiveria e quante ingiustizie potrebbero essere evitate! Potrà sembrare mera retorica, ma è una realtà davanti alla quale il cristiano non può chiudere gli occhi…ed il cuore.

Preghiamo con le parole dette da qualcuno:

Signore, sappiamo che la misericordia e la giustizia non solo possono, ma debbono camminare insieme; la misericordia non annulla la giustizia, ma ne rappresenta il compimento e il superamento verso un bene più grande. Aiutaci, ad essere più misericordiosi e più giusti. Amen

Se negli altri non troviamo misericordia e giustizia, non sentiamoci esentati dal praticarle noi per primi.

Buona giornata,

PG&PGR