Carissimi,
esiste anche una terza difficoltà che Francesco di Sales si preoccupa di fugare dalla mente del suo uditorio affermando che coloro che si trovano già nella gloria eterna, non vanno soggetti a distrazioni come spesso capita a noi che viviamo ancora in questa vita mortale. Pensiamo non sia sbagliato dire che la nostra mente, anche quando ci immergiamo nella preghiera, possa essere “disturbata” da tanti altri pensieri o, ancor più frequentemente, da fattori esterni. Un esempio: siamo a messa e proprio mentre il sacerdote sta pronunciando le parole della Consacrazione, squilla il telefonino del vicino (o il nostro), passa qualche mezzo di soccorso a sirene spiegate, qualcuno entra o esce senza accompagnare la porta, ecc. La nostra mente è continuamente “bombardata” da tante distrazioni e, spesso, si fa fatica a rientrare nello spirito di preghiera. Questo, afferma l’Oratore, nella vita che ci attende, non potrà accadere in quanto “potremo essere attenti a molte cose nello stesso tempo senza che l’ina danneggi l’altra, ma, anzi, in modo che si perfezionino tra di esse. Per questo, la quantità degli argomenti che avremo nel nostro intelletto, dei ricordi della nostra memoria e dei desideri della nostra volontà, non potranno ostacolarsi l’un l’altro, né che l’uno venga compreso meglio dell’altro…In Cielo e nella felicità eterna tutto è perfetto e completo”. Nonostante tutto ciò, le nostre convinzioni e la nostra fede, non neghiamolo, guardiamo a questa realtà con timore. Il Salesio, ormai lo sappiamo bene, è un ottimo conoscitore dell’animo umano e cerca di rassicurarci: “Le parole «beatitudine» e «felicità» indicano un luogo dove esiste ogni genere di consolazione, dove tutte le gioie e le benedizioni sono presenti e durature”. Chiediamoci: quante volte, col nostro linguaggio, parlando di un bel posto o di una bella esperienza, usiamo la parola “paradiso” o l’aggettivo “paradisiaco”? E che dire quando un evento ci fa usare la parola “felicità”? Per quanto belle queste esperienze sono comunque precarie e basta un nulla per accantonarle nella nostra mente. A questo punto Francesco ci chiede: “Ma, mio Dio, che cosa potremo dire di quella inesprimibile felicità che è eterna, immutabile, costante, permanente?”.
Oggi la Chiesa celebra la memoria dei santi Cornelio, papa, e Cipriano, vescovo, martiri. Col la liturgia preghiamo:
O Dio, che hai dato al tuo popolo i santi Cornelio e Cipriano, pastori generosi e martiri intrepidi, con il loro aiuto rendici forti e perseveranti nella fede, per collaborare assiduamente all’unità della Chiesa. Amen
Facciamoci questa domanda: se le bellezze del creato ci stupiscono, quale sarà il nostro stupore davanti al Creatore?
Buona giornata,
PG&PGR