13 Gennaio 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

una delle caratteristiche proprie del cristiano è l’empatia, cioè la partecipazione alle gioie e ai dolori del prossimo come insegna san Paolo nella lettera ai Romani (12,15): «Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto». Francesco di Sales, proseguendo nella sua Esortazione dice: “Se trovate qualcuno che abbia cominciato a servire Dio fedelmente e che abbia fatto qualche progresso nel cammino della santa devozione, bisogna gioirne con lui (lei) e fargli coraggio, non soltanto perché sia perseverante, ma anche perché avanzi e non si lasci scoraggiare dalle difficoltà che incontrerà…”.

Quando ci si confronta con qualcuno che, aprendoci il suo cuore, ci fa presenti le sue gioie e i suoi dolori, le speranze e le sue difficoltà e, qualche volta, i suoi dubbi, non dobbiamo accontentarci di dargli qualche pacca sulla spalla, ma aiutarlo/a a vivere quel momento con serenità mettendo tutto nel cuore di Dio ed impegnarci maggiormente nella vicinanza, magari rinunciando a qualche cosa. Il de Sales ci porta l’esempio di san Maritino di Tour che, sul letto di morte, quando già contemplava la gloria che lo aspettava, udendo le voci dei suoi monaci che lo pregavano di non lasciarli soli, “scosso nel suo affetto paterno e dimenticando il proprio interesse, alzando gli occhi e le mani al cielo, dove il suo cuore si era già insediato, disse quelle meravigliose parole: O Signore, benché per tua grazia sia pronto a godere del bene che tanto ho desiderato, nondimeno, se sono ancora necessario a queste anime per la loro salvezza, non rifiuto di rimanere ancora in questo esilio, mi rimetto interamente alla tua santa volontà”. Prima, abbiamo parlato di empatia e, a questa, ora aggiungiamo l’abnegazione e la rinuncia. Questo, ben inteso, non riguarda solo chi sceglie la via del sacerdozio e della vita religiosa, ma ogni cristiano che si impegna a vivere non solo per se stesso, ma per tutti coloro che il Signore mette sulla sua strada, familiari e non. Se il Signore ci chiama a questo vuol dire che, leggendo nel nostro cuore, nonostante tutte le nostre imperfezioni, si fida di noi.

Preghiamo

Insegnaci, Signore, a vivere la nostra fede non solo in modo individuale, ma come parte di una famiglia, la tua famiglia, nella quale si condividono le gioie e i dolori e a dimostrare sempre quell’amore e quella comprensione che vanno al di là delle parole. Amen

Oggi ripetiamo spesso nel nostro cuore e nella nostra mente le parole di Francesco di Assisi: Signore fa di me uno strumento della tua pace e del tuo amore.

Buona giornata,

PG&PGR