Carissimi,
avviandosi a concludere questa Esortazione, Francesco di Sales calca un po’ la mano sul discorso dell’obbedienza. Già in altre occasioni abbiamo avuto l’opportunità di dire che, per noi religiosi, il voto di obbedienza è il più impegnativo in quanto ci chiede di mettere da parte le nostre esigenze e la nostra volontà. Egli parte dalla sua esperienza di prete, prima, poi di vescovo e ancora dopo di Fondatore e ci sembra sia d’accordo con quanto abbiamo detto, ma sottolinea che poter obbedire bene bisogna amare tanto ciò che ci viene chiesto e chi ce lo chiede. E non ha peli sulla lingua nel riconoscere che anche nella vita religiosa ci sono delle lacune: “Molti amano le cose comandate e non amano Dio che le comanda” attraverso i superiori che possono essere più o meno affabili. Ma nella vita familiare molte volte avviene la stessa cosa soprattutto quando il marito o la moglie sono un po’ troppo esigenti l’uno verso l’altro o nei confronti dei figli. Ma spesso capita anche il contrario: “Amare Dio che comanda e non amare la cosa comandata”. Quando un religioso/a viene trasferito, per necessità, da un posto dove si trova bene, ad un altro dove sa che troverà più difficoltà, obbedirà certamente, ma con quale spirito? Quando un genitore chiede con fermezza al figlio di impegnarsi maggiormente nello studio o di non fare troppo tardi nel rientrare a casa la sera: quel figlio smetterà di amarlo? Certamente no, ma non amerà ciò che gli viene detto. Nell’uno e nell’altro caso continueranno ad amare, ma con quale serenità? Si possono amare o non amare le cose comandate e si può tollerare, anche se con un po’ di broncio, chi ce lo chiede; ma se a chiederlo è Dio, di fronte al suo amore, io prete, io suora, io marito e padre, io moglie e madre, io figlio, come mi pongo? Il de Sales è molto esplicito nell’indicarci la “via maestra”: “Occorre ricevere l’obbedienza come volontà divina, poco importa da chi ci venga significata…Se il nostro cuore prova ripugnanza per la cosa comandata, bisogna trattarlo bene, e fargli accettare tutto con dolcezza…”. No, non è certamente facile obbedire perché questo comporta, il più delle volte, alla rinuncia a se stessi. Ma l’amore di Dio, se trova spazio nel nostro cuore, può trasformare tutto e darci tutto. Maria è la figlia, la donna e la madre dell’obbedienza e allora mettiamoci, ancora una volta, alla sua scuola e chiediamole di sostenerci quando il nostro amor proprio si fa prepotente.
Preghiamo
Vergine santa, nella tua vita c’è sempre stato il “sì”, anche di fronte alle prove più difficili. Insegnaci a mettere sempre l’amore Dio al primo posto, un amore che tutto chiede, ma che dà molto di più. Amen
Di fronte a qualche nostra difficoltà nell’accettare oggi la volontà di Dio, chiediamo l’aiuto di nostra Madre. Come suggerisce Francesco in chiusura, “mettiamo i nostri cuori nelle sue mani…”.
Buona giornata,
PG&PGR