15 Gennaio 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

“Qualche volta – dice Francesco di Sales – capiterà che, pur avendo molto amore, pensiamo il contrario, perché non ne abbiamo il sentimento”. Per sentimento qui si intende la piena percezione interiore. Ma cosa vuol dire? Ci viene in mente la grande santa Caterina da Siena che, pur amando Dio profondamente, si sentiva inadeguata di fronte alla sua grazia. Quanta umiltà in questa donna! Prosegue il de Sales: “Certamente c’è differenza tra l’amore che ci fa operare il bene e il sentimento dell’amore: intendo dire quel sentimento che riempie la nostra anima e il nostro spirito…così sensibile che qualche volta traspare anche esternamente.

Tante volte abbiamo sentito dire da qualcuno che, pur amando Dio sinceramente, non riesce a sentirlo vicino a sé, soprattutto nei momenti difficili, e questo provoca un senso di scoraggiamento. Ma l’Oratore insegna: “Ora, quando Dio ci sottrae questo sentimento non bisogna scoraggiarsi” e pensare che non lo amiamo abbastanza: “In tal caso è bene volgere il nostro cuore alla speranza, per incoraggiarlo e confortarlo, assicurandogli che un giorno godrà di ciò che ama, e se ora lo Sposo divino sembra allontanarsi, non sarà per sempre”. Probabilmente vi sarà capitato di sentir parlare del “Silenzio di Dio” e cioè l’apparente assenza e disinteresse di Dio di fronte al male che, in tanti modi, si manifesta nel mondo. C’è da chiedersi: è Dio ad essere assente nelle vicende dell’uomo o è questi che, distratto da tante altre cose, non riesce più a percepirne la presenza? Sarebbe interessante rileggere il testo del Cardinale Ravasi che si intitola proprio “Il silenzio di Dio”, che in un passaggio dice: “Non è un vuoto, ma un silenzio profondo e denso che si incontra non nel rumore del mondo, ma nel vento sottile che sottende la Parola specialmente in momenti di crisi e sofferenza, e che invita a ritrovare il coraggio e la speranza”. Non è un concetto originale dell’autore, ma una riflessione che considera anche lo smarrimento dei Profeti dell’Antico Testamento di fronte all’infedeltà del popolo; Le stesse parole di Gesù sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» potrebbero sembrare un grido di disperazione. Evidentemente non è così: Gesù, in quel momento di dolore, cita il salmo 22 che, anche se parla di sofferenza, si conclude con una nota di speranza e di fiducia in Dio (Sal 22, 31-32).

Preghiamo con parole simili:

Padre buono e onnipotente, noi vivremo per te e ti servirà la nostra discendenza; si parlerà di te alle generazioni future che annunceranno la tua giustizia a tutti i popoli che verranno. Questa è la tua opera, Signore. Amen

E se oggi, per qualche motivo, ci sentiremo lontani dal pensiero di Dio, non scoraggiamoci e teniamo sempre accesa in noi la lampada della speranza.

Buona giornata,

PG&PGR