23 Giugno 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

“Non c’è nulla che annoi tanto un viaggiatore quanto un lungo cammino quando è piatto, oppure uno corto quando è totalmente scosceso e montuoso”. E’ una espressione di Cicerone che Francesco di Sales riferisce per sottolineare quanto la perseveranza sia una virtù molto rara. Il viaggiatore cui si allude è l’uomo nel cammino della vita: se è troppo “piatta”, si annoia, se è troppo convulsa si spazientisce. Riflette il Nostro: “Che cosa sono queste, se non stranezze dello spirito umano che non è perseverante in ciò che intraprende!” Proviamo a pensare a quei tanti studenti che cambiano continuamente l’indirizzo dei propri studi: iniziano con una facoltà, magari molto impegnativa, ma dopo il primo esame andato male, la cambiano e provano con un’altra, e poi con un’altra ancora. Sono pochi quelli che non si arrendono e perseverano, con un impegno maggiore; ma la maggior parte, dopo tanti fallimenti, abbandona gli studi…a trent’anni! Una cosa simile, afferma il de Sales, avviene nella vita religiosa o sacerdotale e, aggiungiamo noi, anche nella vita familiare. Ci vuole impegno e perseveranza per affrontarne le difficoltà e accettare la “routine”. Perseveranza che si raggiunge solo con la preghiera “anche quando sembra che il Signore non ci ascolti…Non arrendiamoci: non è perché voglia metterci alla porta, ma per costringerci a gridare più forte per farci sentire maggiormente la grandezza della sua misericordia”. Vi ricordate il miracolo del cieco di Gerico? Mentre Gesù attraversava quella città, Bartimeo, un mendicante cieco, gridava: “Figlio di Davide, abbi pietà di me” e nonostante la folla cercasse di zittirlo, egli gridava ancora più forte fin quando Gesù non lo chiamò per ridargli la vista (Cfr. Mc 10,46-52). Francesco, per essere meglio compreso, ci porta un esempio: “Coloro che si intendono di caccia, sanno bene che in inverno, i cani non riescono a sentire la preda a causa dell’aria fredda…”. Per rimediare a questo inconveniente i cacciatori spruzzano dell’aceto sul muso dei cani per “spronarli a fare il loro dovere”. Non sappiamo quale possa essere la reazione degli animali, ma, sottolinea: “Similmente, quando Nostro Signore ci sottrae le dolcezze e le consolazioni, non è per metterci da parte e farci perdere di coraggio…ma per spronarci ad avvicinarci ancora maggiormente alla sua divina bontà e ad esercitarci nella perseveranza”. Il cane del cacciatore capisce che quel gesto del padrone serve a fargli superare la limitazione che il freddo invernale ha sul suo olfatto; ma l’uomo, che è un essere ragionevole, come si comporta?

Oggi, anche se facoltativa, ricorre la memoria di san Giuseppe Cafasso, prete torinese, amico e consigliere di san Giovanni Bosco, al quale Torino ha dedicato un monumento nel cosiddetto “Rondò d’ la furca” essendo egli il sacerdote che assisteva i condannati a morte. Preghiamo:

Signore, che hai scelto san Giuseppe Cafasso per infondere nel tuo popolo una fede sincera, una speranza viva e una carità fedele, concedici, per sua intercessione, le grazie e gli aiuti di cui abbiamo bisogno. Amen

Il cieco Bartimeo e la donna cananea hanno perseverato nella richiesta. E noi?

Buona giornata,

PG&PGR