31 Ottobre 2025: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

dopo aver ampiamente spiegato il perché della missione dei discepoli del Battista ed aver dimostrato che la sua domanda non aveva origine dal dubbio, ma dalla sua profonda fede in quell’uomo che era veramente il Messia promesso, Francesco di Sales passa alla seconda parte del racconto evangelico e cioè alla risposta che Gesù diede ai discepoli di Giovanni: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udire e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella…» (Mt 11,4-6). Alcuni antichi Padri, si soffermano su questa risposta di Gesù, dice Francesco, ampliandola: “Voi mi chiedete se io sia quel grande Profeta, il Messia promesso, Colui che tuona nei cieli e che deve venire a schiacciare il capo al nemico. Ora vi rispondo: Dite ciò che avete visto e udito”. Non sappiamo con certezza se Gesù, alla presenza di quegli inviati, operò qualche miracolo, ma stando a quel che dicono alcuni Dottori del passato, furono gli Apostoli a raccontare loro le opere straordinarie del loro Maestro (e questo giustificherebbe l’uso del verbo udire), ma probabilmente “Nostro Signore non tralasciò di compiere molti miracoli in loro presenza” (giustifica il verbo vedere). Questa è la lettura che ne dà l’Oratore che, comunque, non manca di attualizzare dicendo: “Nei nostri tempi, se si chiede ad un gentiluomo: Chi sei? Signore Iddio!, bisogna stare attenti a non offendere l’onore, c’è il rischio di doversi battere in duello”. E ai nostri tempi? Certo, i duelli, almeno quelli cruenti, tra persone civili, non si fanno più, ma c’è ancora chi usa frasi tanto roboanti quanto insulse come “lei non sa chi sono io” o “ci vediamo in tribunale”. Oggi, come ai tempi di Francesco, l’orgoglio è sempre in agguato. Sarebbe bello poter rispondere a chi ci chiede chi siamo: sono un povero cristiano che si sforza di mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo che ci sollecitano ad essere “affabili, cordiali, umani, protettori delle vedove, padri di bambini abbandonati e di orfanelli, caritatevoli e buoni verso i dipendenti”. Chiediamoci, a questo punto, qual è generalmente il metro di misura che usiamo per noi stessi e per gli altri. Conclude, per oggi, il santo vescovo: “Sono le nostre opere, o buone o cattive, che ci rendono quello che siamo, ed è da quelle che dobbiamo essere riconosciuti”. Pensiamoci…

Signore, chi sei tu nella nostra vita? Potremmo rispondere in tanti modi, ma il migliore è dire che sei Colui che ci insegna a vivere, con la Parola e con le opere. Signore, rendici come tu ci vuoi. Amen

Cosa vuole dirci, oggi, il Signore? Probabilmente ci dice semplicemente: Ama!

Domani è la festa di Tutti e Santi e domenica la Commemorazione di Tutti i fedeli defunti. Ci fermiamo e ci risentiamo il lunedì 3 novembre.

A tutti buona giornata e buona Festa,

PG&PGR