Carissimi,
eccoci di nuovo insieme per metterci ancora in ascolto di san Francesco di Sales ed insieme a lui vogliamo chiederci quale sia la vera identità del cristiano. Nel libro degli Atti degli Apostoli (11,26) san Luca annota che «Ad Antiochia, per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani». L’essere cristiano, dunque, trova la sua radice nell’essere discepolo e il discepolo è colui che si impegna di seguire l’insegnamento di qualcuno, di un maestro e, nel nostro caso, dell’unico Maestro. L’Oratore, però, sottolinea che il solo modo per essere un vero discepolo bisogna essere “un uomo (o una donna, evidentemente), che ama Dio con tutto il cuore, che osserva i comandamenti della Legge, che frequenta i sacramenti, e altre cose simili, degne di un vero cristiano”. Tanti santi martiri hanno affrontato il giudizio dei governanti pagani continuando a dichiararsi cristiani anche di fronte alla morte e perdonando i loro aguzzini. Non basta, perciò proclamarsi cristiani “se poi non si compiono opere da cristiani”. Gesù, nell’incontro con la samaritana dichiara apertamente di essere il Messia (Cfr. Gv 4,25-26); in altre occasioni asserisce, altrettanto apertamente, di essere il Figlio di Dio (Mc 14,61-62) e che, lui e il Padre, sono una cosa sola (Gv 10,30). Ma oltre che con le parole Gesù si rivela ai suoi come il Figlio prediletto del Padre attraverso le sue opere. A questo punto, riprendendo la risposta che il Signore dà agli inviati di Giovanni il Battista, Francesco le analizza punto per punto invitandoci a riflettere e ad interrogarci: i ciechi vedono. Ma Gesù non si riferisce solo alla cecità fisica; ed ecco la domanda: “Che cosa ci acceca…se non il nostro amor proprio, il quale, oltre ad essere cieco per quello che lo riguarda, acceca anche colui in cui alberga”. L’amore è cieco, si sente dire tante volte, ma “questo è ancor più vero per l’amor proprio che non ha occhi per vedere la propria abiezione e il nulla da cui è uscito e di cui è impastato”. L’uomo ha sempre bisogno di luce non solo per vedere le cose, ma soprattutto per vedere in se stesso e questo può farlo solo con la luce che viene dallo Spirito. Afferma il Nostro: “E’ una grande grazia quando Dio ci concede la sua luce per conoscere la nostra miseria, ed è un segno della conversione interiore”. Conoscere se stessi è un grande dono di Dio che ci libera dalla cecità del cuore.
Preghiamo
Signore, fonte di ogni luce, ti preghiamo di accendere nel nostro cuore la fiamma della tua verità e del tuo amore. In un mondo pieno di ombre, donaci la capacità di vedere con i tuoi occhi, di ascoltare con il tuo cuore e di agire con la tua saggezza. Amen
Vedere con gli occhi di Dio, ascoltare con l’orecchio di Dio, agire con la forza dello Spirito di Dio… Beh, quanto meno, oggi proviamoci…il resto lo farà Lui.
Buona giornata,
PG&PGR