Giubileo, all’Ostello in un anno l’ “abbraccio” a 12mila persone

Tanti pellegrini nella struttura Caritas di via Marsala, dove il 12 novembre sarà chiusa la Porta Santa della Carità. Don Gabrielli: «Qui le storie ferite della città»

«Apritemi le porte della Giustizia». Queste le parole che ha pronunciato Papa Francesco il 18 dicembre del 2015, prima di aprire la Porta Santa all’ostello della Caritas di via Marsala. Una struttura nata nel 1987 per intuizione di don Luigi Di Liegro, all’epoca direttore della Caritas diocesana. Un luogo che ha offerto cibo, abiti e amore a oltre 11mila persone. Ed è lì che Bergoglio ha voluto aprire una Porta Santa e durante l’omelia ha ricordato che Dio è nascosto tra i più bisognosi.

Accogliendo il suo invito, in quasi un anno – la Porta sarà chiusa il 12 novembre alle 11 con la Messa presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini – ad attraversarla sono stati oltre 12mila pellegrini. «Persone provenienti non solo da parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali, ma anche dall’estero: Singapore, India, Taiwan, Stati Uniti. E poi, Cile, Perù, Nord America, Bolivia, oltre a Francia Gran Bretagna e Svizzera», spiega don Giorgio Gabrielli, responsabile dell’accoglienza dei pellegrini alla Porta Santa Caritas. Un quinto dei pellegrini è rappresentato da famiglie. «Sono persone venute per capire meglio la situazione romana. Appartengono a tutti i ceti sociali: operai, impiegati e liberi professionisti. Inoltre, molti sono gli studenti. In tutto un ottavo dei pellegrini».

I giovani in particolare, aggiunge il sacerdote, «sono rimasti molto colpiti dai racconti e dalle storie degli ospiti dell’ostello. Le loro vite raccontano il tessuto sociale della città, una ferita spesso invisibile che sta logorando Roma. Infatti aumenta il numero di chi vive in strada, sia nuclei familiari che persone sole. Il vero problema è la perdita del lavoro. La situazione più difficile riguarda le persone tra i 45 e 55 anni. Hanno perso il lavoro e non riescono a ricollocarsi, non riescono più a mantenersi una casa e chiedono aiuto all’ostello. I giovani, anche se in difficoltà, riescono ancora a ricollocarsi o comunque hanno la famiglia d’origine che riesce a sostenerli. Anche se questa situazione a lungo andare provoca un impoverimento dei genitori».

Un’altra fragilità, racconta ancora don Giorgio, «riguarda le vittime del gioco d’azzardo con numeri in crescita. Attualmente nel Lazio il volume d’affari è pari al 4,5% del Pil. A Roma c’è la sala giochi più grande d’Europa con 900 postazioni. E, dopo la nascita di una sala da gioco, apre un compro–oro. L’altra grande povertà è quella relazionale con situazioni di solitudine, soprattutto tra gli anziani, dove manca una famiglia. A queste persone si offre assistenza domiciliare».

La conoscenza di queste storie permette di attraversare la Porta Santa mettendo in piedi azioni concrete per aiutare le persone in difficoltà. «Abbiamo avuto occasione per conoscere molte realtà che offrono aiuto a chi vive situazioni di disagio. Quindi è stata un’occasione per mettere in rete progetti, idee, iniziative che nei vari luoghi del Paese offrono speranza e aiuto a chi è rimasto stritolato dalla crisi». Questo è il senso del dopo Giubileo. «Chiudere le porte e aprire nuovi progetti – sintetizza don Gabrielli -. Quindi formare uno sguardo e plasmare il cuore per essere porte aperte. È allora che si supera l’indifferenza. Il nostro sogno è che la Caritas diocesana possa sparire e al suo posto possano nascere comunità che siano luoghi di accoglienza, aiuto e ascolto».

Sulle pareti della mensa dell’ostello di via Marsala la frase di don Luigi Di Liegro: «Una città dove una sola persona soffre meno, quella è una città migliore». Un invito a superare l’assistenzialismo per vivere la carità come attenzione e valorizzazione dell’altro.

[fonte http://www.romasette.it/giubileo-allostello-in-un-anno-labbraccio-a-12mila-persone/]

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