6 Febbraio 2024: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

ieri ci siamo lasciati chiedendoci quale posto occupa l’amore del prossimo nella nostra vita e come questo si concilia col comandamento dell’amore di Dio sopra tutte le cose. Nell’undicesimo capitolo dal titolo “Come la santissima carità generi l’amore del prossimo”, Francesco di Sales, puntuale, ci dice: Come Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza così anche ha comandato per l’uomo un amore a immagine e somiglianza che è dovuto alla sua Divinità”.

Nel Vangelo di san Matteo (22,37-39), leggiamo che uno dei farisei, per mettere alla prova Gesù, gli chiede quale sia il più grande comandamento della Legge. Il Signore risponde che il primo è quello di amare Dio con tutto il cuore, ma ne aggiunge un secondo e cioè quello di amare il prossimo come se stessi. D’altronde come potrebbe il primo non essere l’origine del secondo? San Giovanni, nella Prima lettera (4,20) dice chiaramente che chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Inoltre c’è da sottolineare quel “come se stesso” e questo vuol dire che “tutti gli uomini (e le donne) hanno la stessa dignità” e noi siamo chiamati ad amare “anche loro come noi stessi in quanto sono sante e vive immagini della Divinità”. Dio, prosegue il Nostro, “non ha nessuna difficoltà a dichiararsi nostro Padre e a chiamarci suoi figli” e in questo modo noi partecipiamo alla sua bontà e felicità e allo stesso modo siamo “partecipi della sua divina natura” (Cfr. 2 Pt 1,4). Una tale affermazione dovrebbe farci maggiormente riflettere: cosa significa per me, nella vita di tutti i giorni, essere partecipe della natura divina di Dio? Egli ama tutti, indistintamente, e chiama tutti a condividere la gioia del suo amore che “produce contemporaneamente gli atti dell’amore del prossimo”. E’ molto bello ciò che il testo suggerisce a proposito della “scala di Giacobbe” (Cfr. Gen 28,11-19) che “toccava il cielo e la terra, servendo agli angeli tanto per scendere che per salire, così noi sappiamo che una medesima dilezione si estende ad amare Dio ed il prossimo innalzandoci all’unione del nostro spirito con Dio e riconducendoci all’amorosa società con i prossimi, in modo tale però da amare il prossimo in quanto è immagine e somiglianza di Dio, creato per comunicare con la divina bontà, per partecipare della sua grazia e per godere della sua gloria”. Ecco come l’amore di Dio genera quello prossimo.

Oggi ricordiamo san Paolo Miki e i suoi compagni martiri giapponesi (XVI secolo), che professarono il loro amore per Dio e per il prossimo e subirono, come Nostro Signore, la morte di croce.

Preghiamo

O Dio, forza dei martiri, che hai chiamato alla gloria eterna san Paolo Miki e i suoi compagni attraverso il martirio della croce, concedi anche a noi per loro intercessione di testimoniare in vita e in morte la fede del nostro Battesimo. Amen

Ed oggi, per intercessione di questi santi martiri, chiediamo al Signore la grazia di poter amare sempre il nostro prossimo, anche chi “ci pesta i calli”. Buona giornata,

PG&PGR