13 Novembre 2023: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

oggi concludiamo il terzo capitolo. Crediamo che a ognuno di noi sia capitato di avere momenti di ribellione nei confronti della volontà di Dio e di aver usato espressioni del tipo “ma allora ce l’hai con me! …che ho fatto di male per meritarmi questo?…ecc. Se avete la costanza di leggere tutto il libro di Giobbe vi accorgerete che anche lui, nonostante la sua proverbiale pazienza, ad un certo punto si lamenta con Dio e la stessa cosa accade al profeta Geremia. E’ dunque lecito lamentarsi con Dio? Egli, è vero, ci ha creati a sua immagine e somiglianza, ma imperfetti e ci lasciati liberi di agire e pensare secondo il nostro libero arbitrio. Ma la ribellione che posto occupa nella vita di fede di un cristiano? Di fronte a tanti fatti di cronaca dei quali, tutti i giorni, siamo indiretti testimoni, è lecito chiedersi: Signore, perché? Francesco di Sales ci incoraggia dicendo che al cuore “l’amore permette di lamentarsi almeno del fatto di non potersi lamentare e pronunciare tutti i lamenti di Giobbe e di Geremia a condizione che il sacro consenso avvenga sempre in fondo all’anima, nella suprema e più sensibile punta dello spirito”. Sembra metterci in guardia contro i lamenti “facili” di chi non è mai contento, di chi vede sempre tutto nero, di chi sembra aver perso ogni speranza. Quando accogliamo la volontà di Dio, quando la facciamo, in qualche modo, nostra “si ha l’impressione che il consenso venga dall’ultimo nascondiglio dello spirito dove, come nella torre di una fortezza, resiste coraggioso benché tutto il resto sia stato preso e oppresso dalla tristezza”. Per comprendere meglio il pensiero dell’Autore rileggiamo il brano evangelico di Matteo 24,9-12. Cosa avranno provato nel loro cuore i discepoli nell’ascoltare quella profezia di Gesù? Li rassicura, in qualche modo, solo l’affermazione finale del Maestro: «Chi persevererà fino alla fine sarà salvato (v.13)». Il de Sales torna poi a parlare della pazienza che permette, anche nelle difficoltà, di accogliere la volontà di Dio fino alla fine. Certo, confessa, tante cose, come la morte, si preferirebbe rimandarle sempre; ma, nonostante i nostri timori, le nostre incertezze, le nostre perplessità, ci invita a dire con Giobbe: “Come è piaciuto al Signore, così è stato fatto; il nome del Signore sia benedetto (Cfr.Gb 1,21). Queste parole non possono essere dettate se non dalla vera pazienza.

Preghiamo

Signore infondi in noi la forza e il coraggio di affrontare le vicissitudini dell’esistenza terrena e donaci la tua santa pazienza perché accompagni sempre i nostri passi. Amen

E anche oggi sforziamoci di esercitare la pazienza…senz’altro ne avremo l’occasione. Buona giornata,

PG&PGR