17 aprile 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi tutti, vicini e lontani,

la guarigione del paraplegico provoca il discorso molto articolato di Pietro. E’ quello che abbiamo letto ieri senza commentarlo..Non ne aveva bisogno. Vi consigliamo di rileggerlo con tranquillità, senza fretta (At 3,1126). Andiamo, oggi, al brano immediatamente successivo (4,1-12): Pietro non ha ancora finito di parlare al popolo quando, magari incuriositi dall’assembramento di coloro che stanno ascoltando, arrivano i sacerdoti, il capitano del Tempio e i sadducei (bboni puro questi!).

Si irritano fortemente venendo a sapere quale è il contenuto del suo discorso. Il capitolo “Gesù di Nazaret” che ormai consideravano chiuso, sembra non esserlo affatto. E qui, per gli Apostoli cominciano i guai! Li fanno arrestare. Forse pensano che una nottata in “gattabuia” possa farli venire a più miti consigli…Ma si sbagliano! Il giorno dopo Pietro e Giovanni vengono portati davanti ad una sorta di “commissione d’inchiesta” formata da alcuni notabili del sinedrio e interrogati: «In nome di chi avete fatto questo? Con quale potere?»(cfr v.7). Evidentemente si riferiscono alla guarigione del paraplegico di cui si era sparsa la voce a macchia d’olio. Figuramose, uno che è nato stroppio e comincia a camminà, nun è certo ‘na cosa de tutti i giorni! Pietro, per nulla intimorito, davanti a quegli uomini potenti, dichiara chiaramente e coraggiosamente che “quell’uomo è stato liberato dalla sua infermità in nome di Gesù Cristo, il Nazareno” aggiungendo, senza peli sulla lingua: «…che voi avete crocifisso e Dio ha risuscitato dai morti»(v.10b).

Oggi ci fermiamo qui ponendoci una domanda: come è possibile che quello stesso discepolo che nel cortile del sommo sacerdote aveva vigliaccamente rinnegato, per tre volte, il suo amico più caro, ora possa rispondere in modo così audace a coloro che, spavaldamente e minacciosamente, lo interrogano? La risposta è nell’azione dello Spirito Santo sceso su di lui e gli altri undici qualche giorno prima. Infatti, nel versetto 8 è detto chiaramente: «Pietro, pieno di Spirito Santo…».
Fratelli e sorelle, quello stesso Spirito che ha animato il pescatore di Galilea e i suoi “colleghi”, oggi invita ognuno di noi a dare la propria, coraggiosa testimonianza in un mondo provato da tanto dolore. Il termine “testimonianza”, specialmente in questo tempo pasquale, lo sentiremo e lo useremo tante volte in quanto esprime, concretamente, la nostra fede in Cristo Gesù e la disponibilità ad abbracciare la nostra croce per poter pienamente partecipare alla sua Risurrezione.
Vi invitiamo a riflettere sulle parole pronunciate da Papa Francesco la sera del 27 marzo in quella Piazza San Pietro completamente deserta e silenziosa:

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.
A tutti un abbraccio e buona giornata
PG&PGR

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