17 Maggio 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

solo un marinaio esperto può permettersi di navigare da solo anche se il mare è agitato. Ma come facciamo noi a “navigare” da soli nel mare della nostra vita spirituale? Come capire  cosa giova o cosa ritarda il nostro progresso? Francesco di Sales lascia questa responsabilità a quelli che chiama “responsabili della nostra anima” cioè i confessori e i direttori spirituali. E vi assicuriamo che è una grossa responsabilità. Molti, però, convinti anche in buona fede, di conoscere bene il proprio animo pensano di poterne fare a meno mettendo in atto “strategie” che, il più delle volte lasciano il tempo che trovano. Non ci meravigliamo di questo: in tutti i campi c’è sempre qualcuno che pensa di saperne più degli altri. Alcuni esempi: in campo economico, politico, sociale tutti hanno suggerimenti da dare; nel mondo dello sport, soprattutto del calcio, tutti si sentono “mister”, ecc. Praticamente siamo circondati da “tuttologi”. Il Nostro sembra proprio non essere di questo avviso: “Pensare di sapere ciò che non si sa, è stupidità manifesta; voler fare il sapiente in un campo in cui sappiamo benissimo di essere ignoranti, è una vanità insopportabile; per conto mio non vorrei fare il sapiente nemmeno in quello che so”, ma nemmeno atteggiarmi a ignorante.” Praticamente ci invita ad essere leali con noi stessi e con gli altri evitando tanto l’atteggiamento del “sotuttoio”, quanto quello opposto. Per evitare questo, consiglia di dare più spazio alla carità che, anche in questo caso, deve essere esercitata: “Quando lo richiede la carità, bisogna dare al prossimo, con franchezza e dolcezza allo stesso tempo, non soltanto quanto gli è utile all’istruzione, ma anche ciò che gli fa piacere. L’umiltà nasconde e copre le virtù per conservarle, le lascia vedere quando lo esige la carità, per accrescerle, svilupparle e perfezionarle.” E qui entriamo nel campo della testimonianza. Bisogna, però, stare attenti a non confonderla con l’ostentazione che può anche portare all’auto-compiacimento: il confine è molto sottile. Certamente noi cristiani siamo chiamati a dare testimonianza, ma in modo umile, senza sentirci “i primi della classe” e questo capita più spesso di quanto si possa immaginare. L’unico modo per evitarlo è l’essere convinti che tutto ciò che riusciamo a dire o fare di buono è un dono gratuito di Dio e che noi siamo solo strumenti nelle Sue mani, siamo servi, servi inutili (cfr. Lc 17,10). Francesco aggiunge che: “L’umiltà richiama alla mente quell’albero delle isole di Tilo (probabilmente si riferisce all’isola di Tilos in Grecia) che di notte chiude e protegge i suoi bei fiori di colore incarnato e li dischiude soltanto quando si alza il sole, sicché la gente del paese dice che questo fiore di notte dorme. Così fa l’umiltà che copre e nasconde tutte le virtù e le perfezioni umane e le lascia apparire solo per il servizio della carità, perché è una virtù del cielo, non della terra, divina, non umana: è il vero sole delle virtù sulle quali deve sempre brillare. Si può concludere che le forme di umiltà che portano pregiudizio alla carità, sono certamente false.” Dunque la carità e l’umiltà devono andare di pari passo…Questa è la vera testimonianza. Diamoci dunque da fare e Preghiamo

Signore, Tu ci inviti ad uscire da una religiosità intimistica, chiusa in se stessa, per essere testimoni visibili, lucerne accese sul lucerniere e sale della terra. Aiutaci ad essere strumenti umili e pieni d’amore nelle Tue mani. Amen

Ed oggi, ci “accenderemo” per fare luce in qualche situazione difficile? Buona giornata,

PG&PGR

Notizie di PGR

Ieri pomeriggio gli ho fatto visita. Pochi minuti…questa è la prassi… Comunque l’ho trovato più disteso. Sono previste, per la settimana prossima, visite dell’urologo e dell’ematologo per completare il “tagliando”. Entro la settimana, se il Signore vuole, lo dovrebbero mandare a casa…restaurato. E noi…preghiamo che sia così.

PG

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