29 gennaio 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

siamo al secondo capitolo della Prima parte della Filotea che illustra, usando le stesse parole di Francesco di Sales, “Caratteristiche ed eccellenza della devozione”. Riferendosi ad un passo del Libro biblico dei Numeri (13,33-34), scrive: “Coloro i quali volevano scoraggiare gli Israeliti dall’entrare nella Terra Promessa, dicevano che era un paese che divorava gli abitanti, ossia, che l’aria era talmente pestilenziale che nessuno vi poteva vivere a lungo; per di più era abitata da mostri che divoravano gli uomini come locuste: allo stesso modo, mia cara Filotea, la gente della strada dice tutto il male che può della devozione e dipinge le persone devote immusonite, tristi e imbronciate, e va blaterando che la devozione rende malinconici e insopportabili”. In effetti, talvolta, è questa l’impressione che danno tanti cristiani anche ai nostri tempi. Una frase famosa attribuita proprio al nostro Santo: “Un cristiano triste è un triste cristiano” dove il secondo “triste” sta per “tristo” indicando l’essere perennemente imbronciati, malinconici, insoddisfatti. Chiediamoci: con questo atteggiamento quale testimonianza si può dare? Continua Francesco: “La gente vede che i devoti digiunano, pregano, sopportano le ingiurie, servono gli infermi, assistono i poveri, fanno veglie, controllano la collera, dominano le passioni, fanno a meno dei piaceri dei sensi e compiono azioni simili a queste, di per sé e per loro natura aspre e rigorose; ma non sa vedere la devozione interiore e cordiale che trasforma tutta queste azioni in piacevoli, dolci e facili”. Dunque il cristiano, anche in ricerca della vera devozione, è chiamato a vivere nella gioia questo impegno e il Nuovo Testamento, soprattutto gli scritti di San Paolo, ci richiamano spesso a questo. Il Nostro, con una delle sue esplicative similitudini dice: “Lo zucchero rende dolci i frutti un po’ acerbi e toglie il pericolo che facciano male quelli troppo maturi; la devozione è il vero zucchero spirituale, che toglie l’amarezza alle mortificazioni e la capacità di nuocere alle consolazioni: toglie la rabbia ai poveri e la preoccupazione ai ricchi; la desolazione a chi è oppresso e l’insolenza al favorito dalla sorte; la tristezza a chi è solo e la dissipazione a chi è in compagnia; ha la funzione di fuoco in inverno e di rugiada in estate, sa affrontare e soffrire la povertà, trova ugualmente utile l’onore e il disprezzo, riceve il piacere e il dolore con un cuore quasi sempre uguale, e ci colma di una meravigliosa soavità”. Forse queste espressioni, a noi abituati a fuggire da tutto ciò che ha a che vedere con la sofferenza, sembrano un po’ esagerate, ma se lette con lo spirito giusto… Sentiamo come si conclude questo capitolo: “Cara Filotea, devi credermi: la devozione è la dolcezza delle dolcezze e la regina delle virtù, perché è la perfezione della carità. Se vogliamo paragonare la carità al latte, la devozione ne è la crema; se la paragoniamo ad una pianta, la devozione ne è il fiore; se ad una pietra preziosa, la devozione ne è lo splendore; se ad un unguento prezioso, ne è il profumo soave che dà forza agli uomini e gioia agli Angeli”. Conclusione poetica, ma reale.

Preghiamo

Signore, anche quando le cose non procedono secondo i nostri desideri, anche quando le situazioni ci mettono alla prova, anche quando il “mondo” ci deride, infondi in noi il Tuo Spirito di pazienza, di benignità e di gioia ed aiutaci a non essere dei cristiani tristi. Amen

Ed oggi…un po’ più di gioia in quello che faremo. Buona giornata,

PG&PGRCarissimi,

I commenti sono chiusi.