26 Aprile 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

P. Ruggero Balboni, il “grande vecchio”, sintetizza in una frase i 41 capitoli che compongono la Terza Parte della Filotea che iniziamo a leggere oggi: “Contiene molti consigli per l’esercizio delle virtù” e che divideremo in più parti. Crediamo, però, sia doveroso chiarire, prima di tutto, che cosa si intende per virtù e lo facciamo citando il Catechismo della Chiesa Cattolica che, con riferimento a quanto dice l’Apostolo Paolo (Fil 4,8) «Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che virtù e merita lode, sia oggetto dei vostri pensieri», dice: “La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete” . E prendendo in prestito le parole di San Gregorio di Nissa aggiunge: “Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio” (CCC 1803). Simili a Dio…! Che pretesa! No, non è una pretesa dell’uomo, ma un caloroso invito di Dio stesso ad essere santi come Lui è Santo (cfr. Lv 11,45). Veniamo a San Francesco di Sales che, nel primo capitolo intitolato “La scelta necessaria nell’esercizio delle virtù”, facendo una evidente allusione a San Paolo (1 Co 13,13) e usando delle similitudini, scrive: “Come la regina delle api non esce mai senza essere circondata da tutto il suo piccolo popolo, così la carità non entra mai in un cuore senza condurre al suo seguito tutte le altre virtù. Come un buon capitano le mantiene tutte in esercizio e le impiega in vari compiti, come soldati: chi per un servizio, chi per un altro; chi in un modo, chi in un altro; chi prima e chi dopo; chi in questo luogo chi in quell’altro.” Appare subito evidente una cosa: non si può e non si deve pretendere che tutti giungano, allo stesso tempo, a vivere nella carità; per questo aggiunge saggiamente: “Il giusto è come un albero piantato lungo un corso d’acqua che porta i frutti nella sua stagione. Quando la carità entra in un’anima, produce in essa frutti di virtù, ciascuno a suo tempo.” Fermiamoci un po’ a pensare ai tanti santi che, nel corso di questi incontri, abbiamo citato: Santa Maria Maddalena, Sant’Agostino, San Francesco d’Assisi, Sant’Ignazio di Loyola, lo stesso San Paolo. Quanta strade “tortuose” hanno dovuto percorrere prima di intraprendere quella della perfezione evangelica? Ma anche nella ricerca della virtù, dice il Nostro, è necessario scegliere la via dell’umiltà: “La musica briosa, tanto gradevole in sé, può essere fuori luogo in un lutto. Sono molti ad avere il difetto che ora ti dico: siccome si sono impegnati in una determinata virtù, si intestardiscono a volerla praticare in tutte le circostanze, e vogliono o piangere senza interruzione o ridere senza fine; proprio come certi antichi filosofi. Anzi, fanno di peggio: trovano da ridire e coprono di biasimo quelli che non li seguono nell’esercizio delle “loro” virtù.” Dunque, tanto per iniziare “in bellezza”, cerchiamo di coniugare la carità con l’umiltà, senza pretendere da noi stessi, e tanto meno dagli altri…..dei miracoli.

Preghiamo

Signore, insegnaci la via della vera virtù. Dacci la forza e il coraggio di riconoscere i nostri difetti e le nostre miserie e sostienici nell’impegno di superarli, senza troppe pretese, con umiltà e pazienza. Amen.

Oggi, guardandoci dentro, cerchiamo di vivificare i nostri gesti di carità. Buona giornata,

PG&PGR

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